..Luca...'s profile*▪× Tutto quello che vog...PhotosBlogListsMore Tools Help

*▪× Tutto quello che voglio, ora, è pensare alla vita. Puoi venire con me, se vuoi ×●▪

.Storie, Cazzeggi, Desideri, Fantasie, Racconti, Viaggi, Favole & Filastrocche della mia Vita.
Photo 1 of 36
More albums (49)

..Luca...

Occupation
Location
Interests
bla bla bla?
I LIBRI KE HO LETTO DAL 2007 AD OGGI... ( letti anke più di una volta)
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
by 
Benvenuto nel mio Spaces!
Please wait...
Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
You didn't enter anything. Please try again.
Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
Your parent has turned off comments.
Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
Complete the security check below to finish leaving your comment.
The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.
TROIOLINO...PERCHè NON MI RISPONDI NE AI TRILLI NE AI MESSAGGI????????      TROIO
                                    R                                 TTTTTT
 
RRRRRRRRRRRROOOOOOOOOOOOIIIIIIIIIOOOOOOOOOOOOO                                    O
                                     I
                                    O!!!!!!!
Sept. 15
July 24
amore mio...IO USEREI I WUSTERL DI POLLO DI AMADEI NON DI AMADORI...del resto che voi dalla vita....sei un inetto insulso,fabbricatore di minchiate todusculandesi....
pensaci sù.Non fare da obbiettore della tua stessa vita...
coraggio stellina
ce la puoi fare...
Apr. 20
impara a fatte i cazzi tua a nn stare sempre in mezzo all'affari dell'altri e lasciare vivere gli esseri che come te inquinano il pianeta!!!!!
ci vediamo oggi a scuola!!!!!!
Apr. 12
che troiusken!!!!!!ma che cazzo ti fregaaaaa!!!!!!
mica puoi sapere sempre tutti i cazzi dell'altri:::::sei una cagata di wusterl:::!!!!!
Apr. 12
guarda che bella la mia impronta!!!!!!!!
te la vojo appiccicare qui....
domani te la appiccico al culetto semitrasparente chwe te ritrovi!!!!!!!!!
ti amo amore!!!!
Apr. 8
kikka Migliowrote:
ekkome va!!!!!!!! dopo tantissimo ke nn scrivevo sul tuo blog ho trovato un buco per farlo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! CIAO LUUUUUUUUUUU...allora cm va????? a me insomma meglio dell'ultima volta ke mhai visto SICURO!!!! e quindi!!!! te tutto APPOSTO????? sxo de si, kol fatto ke lavoro mo nn c'ho molto tempo d'anda a vede il tuo bloggggggg...tnt meno pe commenta!!! ma vabbè....come se dice....basta il pensiero!! :D   ora vado luki, un bacioneeeeeeeeee
VaLeEeEeEeEeEeEeEeEeEeEeEeE.................
Mar. 14
GABRIELLAwrote:
a tajo!!!!so passata al blog pe rivede ql video ke me fa ride troppo!!!! sei un fenomeno!!!!!!!!!!!!!!!!!.....oh dvm rianna a tivoli tutti insieme....pero sta volta ce dvm gasà de piu!!!!w swanda!!!! kissss kissssss
 
Dec. 29
pisèèè...te lo scrivo qua ank se nn centra niente..io dal 7 al 10 gennaio sto a casa di un mio amico di guidonia...se nn sbajo dovresti abitare là... in caso ti chiamo in quei giorni così ci salutiamo!!!
kissed
 
cmq il video me fà spaccààààààààà!!!
Dec. 17
Un sorriso non costa nulla
ma produce molto,
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona,
Dura solo un isante
ma il suo ricordo può essere immortale
Un sorriso dà sollievo
ad un uomo affaticato,
Coraggio ad uno spirito abbattuto,
Consolazione ad un cuore rattristato..
E' un vero antidoto che la natura
tiene in serbo per tutti i dolori,
E ricordate....
Se rifiutano il sorriso che meritate...
Siate generosi, e donate il vostro..
 
IN FONDO, NESSUNO HA TANTO BISOGNO DI UN SORRISO
COME CHI NON SA DONARLO AGLI ALTRI..
 
eccomi qui..a lasciarti ciò che ti ho promesso nell'intervento... ho deciso di lasciarti queste semplici righe..che penso abbiano un valore veramente immenso..in fondo, una vita senza sorrisi e come un albero senza le sue foglie...nel più freddo degli inverni...
 
passa da me
Isabella
Nov. 19
kikka Migliowrote:
oddio luki ke tajo il video de cucchio...ihihihih...me so sbragata dalle risate!!!! un bacione immenso! VaLeNtInAaAaAaAaAaAaAaA
Nov. 15
kikka Migliowrote:
kmq volevo dirti ke siccome nessuno purtroppo scrive nel mio guestbook..allora lo faccio io stessa, me medesima...xD xD...
AAAHHHHH...kmq tu sei stato il primo dopo quella deficente ke m'ha scritto sul guest....eddajeee...festeggiamooooo...pepepepepepe pepepepepepe pepepepepepe pe pe...ok baSSSsssTa !!!!
kmq nn me dv di grazie dei commenti...è seeeeeeeeeeeeeeeeempre un piacere...ihihihihihi...un kisssSeeEsSsSsSsSsSsSsSsSsSsS...vabbè mo vado a vedemme la TTTTTttttttTttttVVVVVVVVVvvvv...
kissss
Nov. 7
kikka Migliowrote:
ciao lukiiiii..passavo di qua..leggevo un po dappertutto..e ti lascio la mia traccia:
 
LA MIA TRACCIAAAAAAAAAAAA... XD
KISS
Nov. 7
kikka Migliowrote:
MA GUARDAAAAAAA....TI STI TAPPEZZANDO IL BLOG D
Oct. 25
ciao ciao...
passavo di qua....
carino il tuo spaces...sembri un ragazzo simpatico...A bocca aperta
passa anke da me se ti va ogni tanto...ciao ciao
Oct. 15
ciao lùù...o meglio, ciccì?? senti ma erano sl quelli del mare ke ti ci kiamavano così, giusto?? ma bò..ke kasino..Cmq visto ke me lo kiedevi eccomi qua, ci sn passata sul tuo blog e ho anke lasciato un commentino!!..huhu...ma ke brava! allora vedi di ricambiare il favore!! ke il mio lo sto costruendo piano piano sai com'è...eheh...Poi vorrei saxe...sai cm si fa ad aggiungere emoticon xsonalizzate agli interventi del blog?? lo kiedo a te ke mi sembri  piuttosto esperto in materia!! aspè...nn mi dire ke si fa col copia incolla ke sennò me sparo...ahah..Ora vado...1saluto e un grande 1bokka al lupo x la scuola.........ahahahaha IO HO FINITO!! HUHUHUH ...(ma ke me rido?? mò cò s'Università si ricomincia tutto da capo!!  heeelp  >o<)
ciao ciao !!    Giò    ^.^
Oct. 9
Maviwrote:
 LUCAAAAAAAA.. TI SEI SCORDATO DI MEEEEEEEEEEEEEEEEEECuore infranto...
TI VOGLIO BENE MAVI..Cuore rosso
Sept. 6
Ciao passavo di qui moolto bello il tuo blog .. mi piace se vuoi passa da me .. 
Aug. 21
..Luca...wrote:
CIAOOOOOOOOOOOOOOOOO! BENVENUTI nel mio blog! se non vi appaiono i miei interventi andate nell'archivio di tutti i mesi...oppure cliccate su "blog"
..grazie a tutti...
Cartoon GlittersCartoon Glitters

 
July 18
valentinawrote:
ciaooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! finalmente ti lascio un commento nel blog che è proprio fico ma soprattutto le foto so un tajo! però secondo me tu sei un po scemo come me perche se no non eravamo amici di quella scimmietta di silvia no? vabbbbbbbbbbbbee mo commentami il mio però eh!!
 
July 18
Enricawrote:
Ciao passavo di qui
e ti lascio una mia traccia...
carino il tuo blog
se ti va passa a trovarmi...
non te ne pentirai!
Ciao
July 13
kikka Migliowrote:
ciao Luki...nn riesco a vedere i post nel tuo blog, xo il commento te lo alscio lo stesso.......mannaggia ma com'è!!!! vabbè...ti mando un bacio! ciaooooooooooooooo
July 12

Windows Media Player

Video

 
5/9/2009

respiri dell’anima..

 

Ma d'un tratto egli si alzò e, chiudendo gli occhi, si pose le dita sulle palpebre come per tenere in sé prigioniero qualche bizzarro sogno da cui temeva destarsi.

Io sono meno impaziente del vento, tuttavia devo andare.
Per noi, viandanti eternamente alla ricerca della via più solitaria, non inizia il giorno dove un altro giorno finisce, e nessuna aurora ci trova dove ci ha lasciato al tramonto. foglie-al-vento
Anche quando dorme la terra, noi procediamo nel viaggio.
Siamo i semi della tenace pianta, ed è nella nostra maturità e pienezza di cuore che veniamo consegnati al vento e dispersi.

 

 

4/27/2009

sto periodo mi leggo Memorie di una Geisha… la vita della Geisha dagli occhi di pioggia più famosa di Kioto

 

 

big_allestimento_casa_giapponese

Immaginiamo di essere seduti, io e voi,in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e che io vi dica…

 

 

 

y1pTLvhErpVN9AHGuuTt_ar529XcfPYtfkdITExEn4nTtf9Hqf9ihlNmZNFiQZIKkB-

 

 

 

 

4/19/2009

…….life

Ogni giorno racconto la favola mia,

la racconto ogni giorno chiunque tu sia,

e mi vesto di sogno per darti,

se vuoi,

l’illusione di un bimbo che gioca agli eroi…

 

queste luci impazzite si accendono

e tu,

cambi faccia ogni sera

ma sei sempre tu,

sei quell’uomo che viene a cercare l’oblio,

la poesia che ti vendoCIMG6367

di cui sono il Dio..

 

Con un gesto trasformo la nuda realtà:

poche stelle di carta,

il tuo cielo ecco quà!

Ed inventa te stesso la musica mia

e dimentichi il mondo con la sua follia…..

 

Tutto quello che c’è fuori rimane dov’è,

tu sorridi

tu piangi

tu canti con me,

forse torni bambino e una lacrima và,

sotto questo costume che a pelle mi stà!

4/15/2009

Phalaena.

 

In creste soprendenti le nuvole giocano la sera carezzando la bianca falce,

mentre tutt’intorno è il Silenzio.

Solo cicale ancora timide

intonano soffuse serenate,

e la valle si ammanta di una strana lucentezza.

Sul vetro svolazza una luce fatua

dagli argentei riflessi,lunamothbw

battendo sulla finestra insistentemente:

ogni sera una falena viene a farmi visita

posandosi sull’uscio del mio tempio,

e bisbiglia piano piano;

parla di voci nuove,

guerre mai nate;

sussurra di un futuro incerto

e di confluenze,

di anime da vendicare e

di messaggi tirati al vento,

persi nell'ombra di quelle ali brune.

Cosa vuoi Dea della Notte,

che di mistero ti vesti

nei tuoi veli setosi?

 

“Trasformazione, ombre fluide, ricerca la luce!”

 

Ed eccola allontanarsi veloce,

quella Principessa del Crepuscolo,

in uno spasmodico battito di ali

che nell’aria infonde sbiadite scie di argento.

Lontana rifugge,

così come venne.Rebirth_of_a_Black_Moth

Chi inviò a me

questo arcano confuso?

Messaggera ombrosa,

dama notturna,

torna da me!

Dimmi chi ti mandò,

e sciogli questi nodi.

Non lasciarmi nel buio eterno,

in questa terra fatta di ombre.

 

 

Luca

 

4/13/2009

I primi tempi…

stanotte la Luna che cresce mi ha sussurrato delle sue promesse con la Terra,
e io gli ho affidato i spiriti dei semi dormienti

che riposano nei loro veli colorati;
nell'aria c'è il profumo della bella Dama vestita dai fiori del mondo;
la terra trema,
le Ninfe sono sveglie:
...Primavera....

 

 

 

 

 

Luca

4/3/2009

Mosaico..

Come puoi non sentire questo bisbigliare di anime,

fili di erba che si intrecciano,

carezze primaverili.

Sotto terra gli spiriti dormienti aprono le loro foglie;

fragilità,

timidezza,

i sentimenti di questa brezza.

Zefiro volteggia nell’aria

incoronando degli ultimi raggi di sole le montagne

che diventano palazzi arancioni,

ghirlande dorate,idilli di infanzia

specchi lucenti.

Quando l’erba si piega al vento

e gioca in onde ritmiche,

i fiori sussultano in spasmodiche contrazioni

e il prato diventa un mare verde,

ecco che si imbrogliano i miei occhi umani.

Confusione.

Sfumature.

 

Mi gira la testa,

si accende una nuova gioia nel cuore

che profuma di rosa e tiglio.

Ora sì,

ora capisco;

vibrazioni

suoni e sensazioni,

immerso in questo mosaico in movimento,

che ad ogni istante

tesse lodi al cielo

e canta l’arrivo della primavera.

 

Come puoi non sentire questo bisbigliare di anime?

 

Luca

3/30/2009

Messaggi dalla madonna di medjugorie

 

Messaggio del 25 marzo 2009
Cari figli, in questo tempo di primavera quando tutto si risveglia dal sonno dell’inverno, svegliate anche voi le vostre anime con la preghiera affinchè siano pronte ad accogliere la luce di Gesù risorto. Sia Lui, figlioli, ad avvicinarvi al suo Cuore affinchè siate aperti alla vita eterna. Prego per voi e intercedo presso l’Altissimo per la vostra sincera conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 18 marzo 2009 ( Mirjana )
Cari figli! Oggi vi invito a guardare in modo sincero e a lungo nei vostri cuori. Che cosa vedrete in essi? Dov'è in essi mio figlio e il desiderio di seguirmi verso Lui? Figli miei, questo tempo di rinuncia sia un tempo nel quale domandarvi: che cosa vuole Dio da me personalmente? Che cosa devo fare? Pregate, digiunate e abbiate il cuore pieno di misericordia. Non dimenticate i vostri pastori. Pregate che non si perdano e che restino in mio figlio, affinché siano buoni pastori per il loro gregge. La Madonna ha guardato tutti i presenti e ha continuato: Di nuovo vi dico: Se sapeste quanto vi amo piangereste di felicità. Grazie

3/26/2009

Bellissimo il nuovo film di Hayao Miyazaki!! PONYO SULLA SCOGLIERA!

 

 

Ieri al cinema ho visto Ponyo sulla scogliera, il nuovo film di Hayao Miyazaki!Belloooooooooo   ^^ 

3/7/2009

Il Cappellaio Matto

 

Strizza l'occhio pipistrello,

Chissà mai perchè lo fai?

Sopra il mondo vai volando

Come un fulmine nel ciel.

Strizza l'occhio.. Strizza l’occhio

ye ye ye

3/5/2009

Grazie…

  vampiro

...Tu mi hai fatto vedere la realtà:  erano tutti condannati, nella loro immobile decadenza.

 

 

2/23/2009

Orchidea…una pianta vista sempre con circospezione

 

…stamattina giravo a far spesa..

prima di infilarmi in cassa mi capita di vedere uno stand laterale agghindato con tutte piante e piantine multicolori

solite piantacce cresciute al neon” penso..

Poi noto una bella pianta d’orchidea..

Ho sempre guardato con circospezione questo genere di pianta d’appartamento perchè sono veramente particolari, esigono cure costanti, vaporizzazioni continue e attenzioni ripetute…

infatti non l’ho mai comprata..

però oggi a vedere quei bei fiori bianchi ricamati e maculati fucsia, c’ho un pò pensato sù! Dieci minuti dopo mi si vede uscire dal supermarket col sorriso a 790° e co stà bella pianta tropicale  sotto braccio, manco fosse chissà che cosa, con la gente che rimaneva abbindolata a guardarmi!

..ma io sono proprio così, non ci posso fare niente;  ho interessi fuori dalla comune rosa di interessi socialmente detti “normali”,  ma infondo sò che non sono solo…

Entrando in macchina noto un cartellino bianco rettangolare attaccato al vasetto della pianta che prima non avevo proprio notato con su scritto “Phalaenopsis Orchidee”

Tornato a casa mi sono subito fiondato sulla scrivania del  pc con una capriola caprina conclusa con un doppio salto mortale virtuoso, cercando il piu possibile di concepire ed elaborare le informazioni riguardanti questa specie.

Inutile spiegare  la confusione mentale e il vuoto abissale pseudo-depressivo nato da tutte le particolarità che questa pianta esige.

Ho scoperto che questo genere si chiama Phalaenopsis perchè lo scopritore che la vide per la prima voltà, paragonò i suoi fiori a delle farfalle, le falene.   Bello!

Apparte queste fantasticherie mi sono messo subito il cuore in pace, l’anima nelle mani nel Padre Eterno e me so detto “come và và”

…con occhi ansiosi ho preparato il vaso per il travaso…   O_O

Ho preso un po di corteccia di abete, l’ho maciullata in pezzettini; poi ho preso un pò di petra pomice e l’ho resa polvere.Ho unito e agitato i due componenti e ho creato il fantastico substrato anti ristagno!

Poi ho delicatamente rimosso tutte le radici carnose e fragili avvinghiate al vecchio vaso, spaccandone qualcuna (cazzoooo) , quindi creando delle vie d’accesso a funghi e batteri. Infine ho rinvasato nel vaso nuovo l’orchidea posizionandola ben bene e pigiando piano il terreno..

 

Ora deve stare 6 giorni a secco, senza acqua, perchè quelle radici che ho spezzato, se annaffiate e bagnate marciscono e creano la morte diretta dell’orchidea…

Alla fine me la sono guardata e gli ho mandato di sbiego anche un “lì mortacci tua oh, pozzi crepà!” ..c’avevo la schiena a pezzi e avevo infangato la felpa della Billabong.

Però che bello!!!  Mentalmente ho l’intento di volerla curare come si deve, ora spero che  contraccambierà con nuovi getti fioriferi; 

In quei colori di velluto ci vedo il riflesso della natura, e nella loro forma tutta la sua bellezza manifesta; curarla per me significherà poter cullare di carezze Madre Terra, questa santa Madre che ancora ci sopporta!

L’Orchidea è veramente una bella pianta, particolare ed esigente come una donna..

 

…tutto questo per dirvi che più amorevole di così non sono potuto essere…

…e tutto questo per dirvi che mi sono fatto un bucio di culo grande…

….anche per dirvi che vi farò sapere se in futuro morirà o camperà….

 

 

ps: domani sera se và a ballà al Qubeeeeeee!!!!

2/14/2009

…oggi

Ciò che seminai nell'ira
crebbe in una notte
rigogliosamente
ma la pioggia lo distrusse.


Ciò che seminai con amore
germinò lentamente
maturò tardi
ma in benedetta abbondanza

 

 

…grazie sarè

2/1/2009

destini

ci creiamo il destino con le nostre azioni, giorno dopo giorno..

le nostre strade un tempo si sono sfiorate,

ora si dividono,

ORA PER SEMPRE…

 

una grande verità….

”Non dare Perle ai Porci”

…no, mai più…

 

1/28/2009

…va

la mia Anima a volte và lontano quando soffia il vento del Cambiamento,

nemmeno io riesco a seguirla.

Vola, viaggia e ritorna,

come fa un forestiero, che ritrova un rifugio nella sua casa,

portando gli odori del bosco e del gelsomino,

e sempre mi sospira avventure e nuovi segreti

che Custodi distratti nascosero tra le bianche colonne di un tempio Sibillino.

 

La mia anima infondo è proprio quel Pifferaio Magico,

vestito di cenci e di stracci dai mille colori,

che al tramonto lo si vede sparire oltre il declivio di una collina bruna,

ancora in festa, ancora saltellando,

ancora suonando una dolce canzone

che già si disperde nella nebbia del primo crepuscolo...

Nessuno sà dove si dirigerà, nessuno sà chi incontrerà;

ma la mia Anima è così, Viaggiatrice istancabile

che si ritrova in se stessa e poi si perde,

sempre a rispondere ai richiami di nuovi Colori

che la Vita gelosa ci fa intravedere aldilà di una collina bruna

LUCA

 CIMG5659

1/12/2009

..Roma al mattino

 

e d'oro e d'argento si colora il mondo alla nascita di un nuovo sole,

oltre le colline risplende quel Re ancora in fasce

e la città diventa magia;

di luce brillano i contorni ancora sbiaditi

e il suono di un violino rimane sospeso tra le vie

che paiono ammantate di fiori gialli;

domani altre strade percorreremo

tra la folla indaffarata,

fiumi di persone con una destinazione,

mille anime che ancora un altra volta si sfioreranno senza mai toccarsi

baciati dal sole di un tiepido inverno

..la delicatezza di un flauto avvolge i mei pensieri

e tutto torna alla Primavera.

domani altri doni tirereremo al cielo…..

 

 

LucaCopia di CIMG4902

1/7/2009

…Renato mio…

 

Ma non senti crescere un canto con le note più belle del mondo?

Sono gli amici, persi nel vento…

1/5/2009

Messaggio della Madonna di Medjugorie del 25 dicembre e 2 gennaio

Messaggio del 25 dicembre 2008
Cari figli, correte, lavorate, raccogliete ma senza benedizione. Voi non pregate! Oggi vi invito a fermarvi davanti al presepe e a meditare su Gesù che anche oggi vi do, affinchè vi benedica e vi aiuti a comprendere che senza di Lui non avete futuro. Perciò, figlioli, abbandonate le vostre vite nelle mani di Gesù affinchè Lui vi guidi e vi protegga da ogni male. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 2 gennaio 2009

Cari figli, mentre la grande grazia celeste si spande su di voi il vostro cuore rimane duro e senza risposta. Figli miei perchè non mi date completamente i vostri cuori? Io voglio solo mettere in essi la pace e la salvezza: mio Figlio. Con mio Figlio la vostra anima sarà indirizzata verso le mete più nobili e non vi perderete mai. Anche nella tenebra più fitta troverete la strada. Figli miei decidetevi per la vita nuova con il nome del mio Figlio sulle labbra. Vi ringrazio.

 

 

12/27/2008

....to change

come uno schiaffo iprovviso sul viso, il vento oggi è entrato impetuoso in cameretta aprendo le finestre e facendo svolazzare le tende arancioni, sconvolgendo la noiosa quiete..

polvere in aria, una freschezza gelida e quella voce " vieni con me"

...un richiamo al movimento, una scossa violenta a quella parte dentro di me che dorme...

..è la stanchezza dell'ordinario, dell'abitudine..

sono gli eventi a predispormi, le situazioni mi chiamano, è quel vento che mi sussurra di seguirlo verso nuove terre, nuovi presenti e una nuova vita...

...ondeggiano i prati, le tende continuano a volare, la mia anima si muove...

 

Luca

12/24/2008

-_-

...sciapa...contraddittoria...finta...

12/20/2008

stamattina...

Quanto desiderio non aver estratto quelle carte, la Morte, l'Innamorato, la Torre, La Trasformazione, perchè ora sembra quasi il fato, inevitabile, e tutti i giorni della mia vita come disposti in fila, tessere di un domino..............

"Grande cioccolata!" mi ha detto per farmi piacere

Ho bevuto un sorso della mia: sapeva di autunno e di fumo dolce, di falò e templi, di foglie secche e incenso. Avrei dovuto metterci un pò di vaniglia, mi sono detto.

Vaniglia, come l'estate, come l'infanzia.

 

Diario 20 Dicembre 2008

12/18/2008

mammamia

VI AMO, UNICI MIEI ED INSOSTITUIBILI TESORI!

SIETE PARTE DEL MIO ESSERE E IL CENTRO DELLA MIA VITA E DEI MIEI PENSIERI...ED OGNI GIORNO SAPETE RINNOVARE IN QUALUNQUE MODO QUEL GRANDE SENTIMENTO CHE CI UNISCE!

...QUESTA Sì CHE è A-MI-CI-ZIA!

12/6/2008

Fiaba della settimana- H.C.Andersen: La piccola Fiammiferaia

separatore grafico

C'era un freddo terribile, nevicava e cominciava a diventare buio; e era la sera dell'ultimo dell'anno. Nel buio e nel freddo una povera bambina, scalza e a capo scoperto, camminava per la strada; aveva le ciabatte quando era uscita da casa, ma a che cosa le sarebbero servite? erano troppo grandi per lei, tanto grandi che negli ultimi tempi le aveva usate la mamma. E ora la piccola le aveva perdute subito, quando due carri che passavano a forte velocità l'avevano costretta a attraversare la strada di corsa. Una ciabatta non riuscì più a ritrovarla, e l'altra se la prese un ragazzo, dicendo che l'avrebbe usata come culla quando avesse avuto dei figli. Ora la bambina camminava scalza, e i suoi piedini nudi erano viola per il freddo; in un vecchio grembiule aveva una gran quantità di fiammiferi e ne teneva un mazzetto in mano. Per tutto il giorno non era riuscita a vendere nulla e nessuno le aveva dato neppure una monetina; era lì affamata e infreddolita, e tanto avvilita, poverina! I fiocchi di neve si posavano tra i suoi lunghi capelli dorati, che si arricciavano graziosamente sul collo, ma lei a questo non pensava davvero. Le luci brillavano dietro ogni finestra e per la strada si spandeva un delizioso profumino di oca arrosto: era la sera dell'ultimo dell'anno, e proprio a questo lei pensava. A un angolo della strada formato da due case, una più sporgente dell'altra, sedette e si rannicchiò, tirando a sé le gambette, ma aveva ancora più freddo e non osava tornare a casa. Temeva che suo padre l'avrebbe picchiata, perché non aveva venduto nessun fiammifero e non aveva neppure un soldo. E poi faceva così freddo anche a casa! Avevano solo il tetto sopra di loro e il vento penetrava tra le fessure, anche se avevano cercato di chiuderle con paglia e stracci. Le manine si erano quasi congelate per il freddo. Ah! forse un fiammifero sarebbe servito a qualcosa. Doveva solo sfilarne uno dal mazzetto e sfregarlo contro il muro per scaldarsi un pò le dita. Ne prese uno, e “ritsch”, contro il muro. Come scintillava! come ardeva! era una fiamma calda e chiara e sembrava una piccola candela quando lo circondava con le manine. Che strana luce! La bambina credette di trovarsi seduta davanti a una stufa con i pomelli d'ottone, e il fuoco bruciava e scaldava così bene! No, che succede? stava già allungan do i piedini per scaldare un pò anche quelli, quando la fiamma scomparve. E con la fiamma anche la stufa. E si ritrovò seduta per terra, con un pezzetto di fiammifero bruciato tra le mani.

Subito ne sfregò un altro, che illuminò il muro rendendolo trasparente come un velo. Così poté vedere nella stanza una bella tavola imbandita, con una tovaglia bianca e vasellame di porcellana e un'oca arrosto fumante, ripiena di prugne e di mele! All'improvviso l'oca saltò giù dal vassoio e si trascinò sul pavimento, già con la forchetta e il coltello infilzati nel dorso, proprio verso la bambina: ma in quell'istante il fiammifero si spense e davanti alla bambina rimase solo il muro freddo. Allora ne accese un altro. E si trovò ai piedi del più bello degli alberi di Natale. Era ancora più grande e più decorato di quello che aveva visto l'anno prima attraverso la vetrina del ricco droghiere; migliaia di candele ardevano sui rami verdi e figure variopinte pendevano dall'albero, proprio come quelle che la piccola fiammiferaiadecoravano le vetrine dei negozi. Sembrava guardassero verso di lei. La bambina sollevò le manine per salutarle, ma il fiammifero si spense. Le innumerevoli candele dell'albero di Natale salirono sempre più in alto, fino a diventare le chiare stelle del cielo; poi una di loro cadde, formando nel buio della notte una lunga striscia di fuoco. "Ora muore qualcuno!" disse la bambina, perché la sua vecchia nonna, l'unica che era stata buona con lei, ma che ora era morta, le aveva detto: "Quando cade una stella, allora un' anima va al Signore".

Accese un altro fiammifero che illuminò tutt'intorno, e in quel chiarore la bambina vide la nonna, lucente e dolce! "Nonna!" gridò "oh, prendimi con te! So che tu scomparirai quando il fiammifero si spegne, scomparirai come è scomparsa la stufa, l'oca arrosto, l'albero di Natale!" E accese tutti gli altri fiammiferi che aveva nel mazzetto, perché voleva mantenere la visione della nonna; e i fiammiferi arsero con un tale splendore che era più chiaro che di giorno. La nonna non era mai stata così bella, così grande. Trasse a sé la bambina e la tenne in braccio, insieme si innalzarono sempre più nel chiarore e nella gioia. fiammifero[1]Ora non c'era più né freddo, né fame, né paura: si trovavano presso Dio. La bambina venne trovata il mattino dopo in quell'angolo della strada, con le guance rosse e il sorriso sulle labbra. Era morta, morta di freddo l'ultima sera del vecchio anno. L'anno nuovo avanzava sul suo piccolo corpicino, circondato dai fiammiferi mezzo bruciacchiati. "Ha voluto scaldarsi" commentò qualcuno, ma nessuno poteva sapere le belle cose che lei aveva visto, né in quale chiarore era entrata con la sua vecchia nonna, nella gioia dell'Anno Nuovo!

 

11/12/2008

la guerra in Cielo

Nel primo tempo della creazione gli Angeli non era­no ancora confermati in grazia, quindi potevano pec­care perché si trovavano nell'oscurità della fede.

In quel periodo Dio volle mettere alla prova la lo­ro fedeltà, per avere da loro un segno di amore parti­colare e di umile sudditanza. Quale fu la prova? Non lo sappiamo, ma essa, come afferma San Tommaso d'A­quino, non poteva essere altro che la manifestazione del mistero dell'Incarnazione.

Al riguardo si riporta quanto il Vescovo Paolo Hni­lica S.J. ha scritto nella rivista «Pro Deo et Fratribus», dicembre 1988:

«Mi è capitato recentemente di leggere una rivela­zioneLucaGiordanoSanMichele[1] privata così profonda su San Michele Arcangelo come non avevo mai letto nella mia vita. L'autrice è una veggente che ha avuto la visione della lotta di Lucifero contro Dio e della lotta di San Michele contro Lucifero. Secondo questa rivelazione Dio ha creato gli An­geli in un unico atto, ma la sua prima creatura è stata Lucifero, portatore di luce, capo degli Angeli. Gli An­geli conoscevano Dio, ma avevano contatto con Lui so­lo per mezzo di Lucifero.

Quando Dio manifestò a Lucifero e agli altri Ange­li il suo disegno di creare gli uomini, Lucifero pretese di essere anche lui il capo dell'umanità. Dio però gli rivelò che il capo dell'umanità sarebbe stato un altro, e cioè il Figlio di Dio che si sarebbe fatto uomo. Con questo gesto di Dio, gli uomini, benché creati inferiori agli Angeli, sarebbero stati innalzati.

Lucifero avrebbe anche accettato che il Figlio di Dio, fattosi uomo, fosse più grande di lui, ma non vol­le assolutamente accettare che Maria, una creatura umana, fosse più grande di lui, fosse la Regina degli Angeli. Fu allora che proclamò il suo "Non serviam - Non servirò, non obbedirò".

Insieme a Lucifero, una parte degli Angeli, da lui istigata, non volle rinunziare al posto privilegiato che era stato loro assicurato e perciò proclamarono "Non serviam - Non servirò".

Certamente Dio non mancò di ammonirli: "Con questo gesto porterete la morte eterna sia a voi stessi che agli altri. Ma essi continuarono a rispondere, Lu­cifero in testa: "Non ti serviremo, noi siamo la libertà!'. A un certo punto Dio, per così dire, si è come riti­rato per lasciare loro il tempo di decidere o pro o con­tro. Allora è cominciata la battaglia al grido di Lucife­ro: "Chi come me?". Ma in quel momento si sentì an­che il grido di un Angelo, il più semplice, il più umile: "Dio è più grande di te! Chi come Dio?". (Il nome Mi­chele significa proprio questo "Chi come Dio?". Ma an­cora non portava questo nome).

Fu a questo punto che gli Angeli si divisero, chi con Lucifero, chi con Dio.

Dio chiese a Michele: "Chi è che lotta contro Luci­fero?". E di nuovo quest'Angelo: "Chi hai stabilito Tu, Sìgnore! ". E Dio a Michele: "Chi sei tu che parli così?

Da dove ti viene il coraggio e la forza di opporti al pri­mo degli Angeli?".

Di nuovo quella voce umile e sottomessa rispon­de: "Io non sono niente, sei Tu che mi dai la forza di parlare così". Allora Dio concluse: "Poiché ti sei con­siderato un niente, sarà con la mia forza che tu vince­rai Lucifero!" ».

Anche noi non vinciamo mai Satana da soli, ma so­lo grazie alla forza di Dio. Per questo Dio disse a Mi­chele: «Con la mia forza vincerai Lucifero, il primo de­gli Angeli».

Lucifero, trasportato dal suo orgoglio, pensò d'i­stituire un regno indipendente e separato da quello di Cristo e di farsi simile a Dio.

Quanto sia durata la lotta non lo sappiamo. San Giovanni Evangelista, che nella visione dell'Apocalis­se vide riprodursi la scena della lotta celeste, scrisse che San Michele ebbe il sopravvento su Lucifero.

Dio, che fino a quel momento aveva lasciato liberi gli Angeli, intervenne premiando gli Angeli fedeli col Paradiso, e punendo i ribelli con una pena corrispon­dente alla loro colpa: creò l'Inferno. Lucifero da Ange­lo luminosissimo divenne Angelo delle tenebre e fu pre­cipitato nel profondo degli abissi infernali, seguito da­gli altri suoi compagni.

Dio premiò gli Angeli fedeli confermandoli in gra­zia, per cui, come si esprimono i Teologi, cessava per loro lo stato di via, cioè lo stato di prova, ed entravano per l'eternità nello stato di termine, in cui è impossi­bile ogni mutamento sia in bene che in male: così essi divennero infallibili e impeccabili. Il loro intelletto non potrà mai aderire all'errore, e la loro volontà non po­trà mai aderire al peccato. Furono elevati allo stato so­prannaturale, per cui anche loro godono della Visione Beatifica di Dio. Noi uomini, per la Redenzione di Cri­sto, siamo loro compagni e fratelli.

 

 

Divisione

Una moltitudine senza ordine è confusione, e lo sta­to degli Angeli certamente non può essere tale. Le ope­re di Dio - scrive San Paolo (Rom. 13,1) - sono ordi­nate. Egli ha stabilito tutte le cose in numero, peso e misura, cioè in ordine perfetto. Nella moltitudine de­gli Angeli, quindi, c'è un ordine meraviglioso. Essi so­no divisi in tre Gerarchie.

Gerarchia significa «regno sacro», sia nel senso di «regno santamente governato», sia nel senso di «regno santamente governante».

Tutti e due i significati si realizzano nel mondo an­gelico: 1 - Essi sono governati santamente da Dio (da questo punto di vista tutti gli Angeli formano un'unica gerarchia e Dio è il loro unico Capo); 2 - Essi sono an­che coloro che governano santamente: i più alti tra lo­ro governano gli inferiori, tutti insieme governano la creazione materiale.

Gli Angeli - come spiega San Tommaso d'Aquino - possono conoscere la ragione delle cose di Dio, prin­cipio primo e universale. Questa maniera di conosce­re è il privilegio degli Angeli che sono più vicini a Dio. Questi eccelsi Angeli costituiscono la «Prima Gerar­chia».

Gli Angeli possono poi vedere la ragione delle co­se nelle cause universali create, chiamate «leggi gene­rali». Questo modo di conoscere è proprio degli Angeli che formano la «Seconda Gerarchia».

Infine ci sono gli Angeli che vedono la ragione del­le cose nelle loro cause particolari che le governano. Questo modo di conoscere è proprio degli Angeli della «Terza Gerarchia».

Ciascuna di queste tre gerarchie si suddivide in pa­recchi gradi e ordini, tra loro distinti e subordinati, al­trimenti ci sarebbe confusione, o monotona uniformi­tà. Questi gradi o ordini vengono chiamati «Cori».

1 a Gerarchia con i suoi tre cori: Serafini, Cherubi­ni, Troni.

2a Gerarchia con i suoi tre cori: Dominazioni, Vir­tù, Potestà.

3 a Gerarchia con i suoi tre cori: Principati, Arcan­geli, Angeli.

Gli angeli sono scaglionati in una vera gerarchia di potere, per cui altri comandano e altri eseguiscono; i cori superiori illuminano e dirigono i cori inferiori.

Ogni coro ha uffici particolari nel governo dell'u­niverso. Ne risulta così un'unica immensa famiglia, che forma un'unica grande leva di comando, mossa da Dio, nel governo dell'intero universo.

Il capo di questa immensa famiglia angelica è San Michele Arcangelo, chiamato così perché è il Capo di tutti gli Angeli. Essi governano e vigilano su ciascuna parte dell'universo per farla convergere al bene degli uomini in ordine alla gloria di Dio.

Un gran numero di Angeli ha il compito di custo­dirci e difenderci: sono i nostri Angeli Custodi. Essi stanno sempre con noi dalla nascita alla morte. È il do­no più delicato della Santissima Trinità a ogni uomo che viene in questo mondo. L'Angelo Custode non ci ab­bandona mai, anche se noi, come purtroppo capita abi­tualmente, lo dimentichiamo; ci protegge da tanti pe­ricoli per l'anima e il corpo. Solo nell'eternità sapre­mo da quanti mali ci ha salvato il nostro Angelo.

Al riguardo ecco un episodio, alquanto recente, che ha dell'incredibile, capitato all'avv. De Santis, uomo di serietà e integrità a tutta prova, residente a Fano (Pe­saro), in Via Fabio Finzi, 35. Ecco il suo racconto:

«Il 23 dicembre 1949, antivigiglia di Natale, dove­vo recarmi da Fano a Bologna con la Fiat 1100, insie­me a mia moglie e a due dei miei tre figli, Guido e Gian Luigi, allo scopo di prelevare il terzo, Luciano, che era a studiare nel Collegio Pascoli di quella città. Stabilim­mo la partenza per le sei del mattino. Contro ogni mia abitudine, alle 2,30 ero già sveglio, né potei più riad­dormentarmi. Naturalmente al momento della parten­za non ero nelle migliori condizioni fisiche, poiché l'in­sonnia mi aveva come disfatto e svigorito.

Guidai la macchina fino a Forlì, dove a causa del­la stanchezza fui costretto a cedere la guida al più gran­de dei miei figli, Guido, munito di regolare patente. A Bologna, rilevato Luciano dal Collegio Pascoli, volli ri­tornare nuovamente al volante, per ripartire alle 2 del pomeriggio da Bologna alla volta di Fano. Guido era al mio fianco, mentre gli altri, con mia moglie, discor­revano sul sedile posteriore.

Oltrepassata la zona di S. Lazzaro, appena imboc­cata la statale, accusai maggiore stanchezza e pesan­tezza di testa. Non reggevo più dal sonno e spesse vol­te mi accadeva di chinare il capo e di chiudere gli oc­chi inavvertitamente. Avrei desiderato che Guido mi so­stituisse ancora una volta al volante. Questo però si era addormentato e io non ebbi l'animo di svegliarlo. Ri­cordo d'aver fatto, poco dopo, qualche altra... riveren­za: poi non ricordo più nulla!

A un certo punto, destato bruscamente dal rombo assordante del motore, riprendo conoscenza e mi ac­corgo di trovarmi a due chilometri da Imola. - Chi è stato a mandare avanti la macchina? Che è mai que­sto? - chiesi fuori di me dalla costernazione. - E ac­caduto nulla? - domandai con ansia ai miei. - No - mi si rispose. - Perché questa domanda?

Il figlio, che era al mio fianco, si svegliò anche lui e disse di aver sognato che in quel momento la mac­china stava andando fuori di strada. - Io non ho fatto che dormire fino ad ora - tornai a dire - tanto che mi sento ristorato.

Veramente mi sentivo bene, il sonno e la stanchez­za erano scomparsi. I miei, che erano sul sedile poste­riore, rimasero increduli e meravigliati, ma poi, pur non riuscendo a spiegarsi come la macchina avesse po­tuto percorrere tanta strada da... sola, finirono con l'ammettere che io ero stato immobile per un lungo tratto e che non avevo mai risposto alle loro domande, né fatto eco ai loro discorsi. E soggiunsero che più di una volta la macchina sembrava stesse per scontrarsi con qualche autocarro, ma poi sterzava destramente e che avevo incrociato molti automezzi, fra i quali per­sino il noto corriere Renzi.

Replicai che non mi ero accorto di nulla, che nulla avevo visto di tutto questo per la ragione già detta che avevo dormito. Calcoli fatti, il mio sonno al volante era durato per il tempo necessario a percorrere circa 27 chilometri!

Appena mi resi conto di questa realtà e della cata­strofe alla quale ero scampato, pensando a mia moglie e ai miei figli, mi prese un grande spavento. Però, non riuscendo altrimenti a spiegarmi l'accaduto, pensai a un provvidenziale intervento di Dio e mi tranquillizzai alquanto.

Due mesi dopo questo fatto, e precisamente il 20 febbraio 1950, mi recai a S. Giovanni Rotondo da Pa­dre Pio. Ebbi la fortuna d'incontrarmi con lui sulle sca­le del convento. Era con un Cappuccino a me sconosciu­to, ma che poi seppi essere P. Ciccioli da Pollenza, in provincia di Macerata. Chiesi a P. Pio che cosa mi era accaduto la scorsa antivigilia di Natale, tornando con la famiglia da Bologna a Fano, a bordo della mia auto­mobile. - Tu dormivi e l'Angelo Custode ti guidava la macchina - fu la risposta.

- Ma dite sul serio, Padre? È proprio vero? - Ed egli: Tu hai l'Angelo che ti protegge. - Quindi posan­do una mano sulla mia spalla soggiunse: Sì, tu dormi­vi e l'Angelo Custode ti guidava la macchina.

Guardai interrogativamente l'ignoto Frate Cappuc­cino, il quale, come me, ebbe un'espressione e un ge­sto di grande stupore». (Da «L'Angelo di Dio» - 3' ristampa - Ediz. L'Arcangelo - San Giovanni Rotondo (FG), pagg. 67-70).

Vi sono Angeli posti da Dio a custodia e difesa del­le nazioni, delle città, delle famiglie. Vi sono Angeli che circondano in atto di adorazione il tabernacolo, nel qua­le sta prigioniero di amore per noi Gesù Eucaristico. Vi è un Angelo, si crede S. Michele, il quale vigila sulla Chiesa e il suo Capo visibile, il Romano Pontefice.

S. Paolo (Ebr. 1,14) afferma esplicitamente che gli Angeli sono al nostro servizio, cioè ci custodiscono da­gli innumerevoli pericoli morali e fisici, ai quali sia­mo continuamente esposti, e ci difendono dai demoni che, non ancora definitivamente chiusi nel carcere in­fernale, infestano il creato.

Gli Angeli sono uniti tra loro in un amore tenero e scambievole. Cosa dire dei loro canti e delle loro ar­monie? San Francesco d'Assisi, trovandosi in uno sta­to di grande sofferenza, bastò una sola battuta di mu­sica fattagli udire da un Angelo per non sentire più il dolore ed elevarlo in grande estasi di gioia.

In Paradiso troveremo negli Angeli amici cordia­lissimi e non compagni alteri da farci pesare la loro su­periorità. La Beata Angela da Foligno, che nella sua vi­ta terrena ebbe frequenti visioni e si trovò più volte a contatto con gli Angeli, dirà: Non avrei mai potuto im­maginare che gli Angeli fossero così affabili e cortesi. - Perciò la loro convivenza ci sarà molto deliziosa e non possiamo immaginare quale soavissimo interesse godremo nell'intrattenerci con loro cuore a cuore. San Tommaso d'Aquino (Qu. 108, a 8) insegna che «benché secondo natura è impossibile all'uomo competere con gli Angeli, però secondo la grazia noi possiamo meri­tare una gloria così grande da venire associati a cia­scuno dei nove Cori angelici». Quindi gli uomini an­dranno ad occupare i posti lasciati vuoti dagli Angeli ribelli, i diavoli. Non possiamo perciò pensare ai Cori angelici senza vederli costellati di creature umane, uguali in santità e gloria anche ai più eccelsi Cherubi­ni e Serafini.

Tra noi e gli Angeli ci sarà l'amicizia più affettuo­sa, senza che la diversità di natura l'ostacoli minima­mente. Essi, che governano e maneggiano tutte le for­ze della natura, saranno in grado di appagare ogni no­stra sete di sapere i segreti e i problemi delle scienze naturali e lo faranno con somma competenza e grande cordialità fraterna. Come gli Angeli, pur immersi nel­la Visione beatifica di Dio, ricevono e si trasmettono tra di loro, da superiore a inferiore, i fasci di luce che irraggiano dalla Divinità, così noi, pur immersi nella Visione beatifica, percepiremo mediante gli Angeli non poca parte delle infinite verità diffuse per l'universo.

Questi Angeli, splendenti come tanti soli, immen­samente belli, perfetti, affettuosi, affabili, si faranno nostri premurosi maestri. Figuriamoci le loro esplosio­ni di gioia e le espressioni del loro tenero affetto quan­do vedranno coronato con esito felice tutto quello che hanno fatto per la nostra salvezza. Con quale ricono­scente interesse ci sentiremo raccontare allora per fi­lo e per segno, ciascuno dal suo Anelo Custode, la ve­ra storia della nostra vita con tutti i pericoli scampati, con tutti gli aiuti messi a nostra disposizione. Al riguar­do il Papa Pio IX raccontava molto volentieri una espe­rienza della sua infanzia, che prova l'aiuto straordina­rio del suo Angelo Custode. Egli da ragazzino, durante la S. Messa, faceva il chierichetto nella cappella priva­ta della sua famiglia. Un giorno, mentre stava inginoc­chiato sull'ultimo gradino dell'altare, durante l'offer­torio fu improvvisamente preso da timore e paura. Era eccitatissimo senza capire il perché. Il cuore cominciò a battergli forte forte. Istintivamente, cercando aiuto, volse gli occhi dalla parte opposta dell'altare. Lì vi era un bel giovane che con la mano gli faceva segno di al­zarsi subito e andare verso di lui. Il ragazzino era così confuso alla vista di quell'apparizione che non osava muoversi. Ma la figura luminosa energicamente gli fe­ce ancora un segno. Allora egli si alzò con sveltezza e andò verso il giovane che sparisce all'improvviso. Nel­lo stesso istante una pesante statua di un Santo cadde proprio lì dove stava il piccolo chierichetto. Se fosse rimasto ancora un po' al posto di prima, sarebbe mor­to o ferito gravemente per il peso della statua caduta.

Da ragazzo, da Sacerdote, da Vescovo, e poi da Pa­pa, egli raccontava spesso questa sua esperienza indi­menticabile, nella quale constatò l'aiuto del suo Ange­lo Custode.

Con quale soddisfazione sentiremo raccontarci da loro stessi la loro storia non meno interessante della nostra e probabilmente ancora più bella. Stuzzicherà certamente la nostra curiosità l'apprendere la natura, la durata, la portata della loro prova per meritarsi la gloria del Paradiso. Sapremo con certezza la pietra d'in­ciampo contro cui cozzò la superbia di Lucifero, rovi­nandosi in modo irreparabile con i suoi seguaci. Con quale piacere ci faremo descrivere da loro la battaglia spettacolare sostenuta e vinta nell'alto dei cieli contro le furibonde orde del superbissimo Lucifero. Vedremo San Michele Arcangelo, a capo delle schiere degli An­geli fedeli, balzato alla riscossa, come già all'inizio della creazione, così anche alla fine, con santo sdegno e con l'invocazione dell'aiuto divino, assalirli, travolgerli nel fuoco eterno dell'Inferno, creato appositamente per loro.

Già fin d'ora dovrebbero essere vivi il nostro at­taccamento e la nostra familiarità con gli Angeli, per­ché proprio a loro è stato affidato il compito di scortarci nella vita terrena fino a introdurci nel Paradiso. Possiamo essere sicuri che i nostri cari Angeli Custodi saranno presenti alla nostra morte. Verranno in nostro soccorso per neutralizzare le insidie dei demoni, per prendere in consegna l'anima nostra e portarla in Pa­radiso.

Sulla strada del Paradiso il primo consolante in­contro sarà con gli Angeli, coi quali convivremo eter­namente. Chissà quali trattenimenti divertentissimi sa­pranno trovare con la loro acutissima intelligenza e in­ventiva, perché la nostra gioia non si affievolisca mai nella loro deliziosissima compagnia!

11/10/2008

Dalle fiabe di Andersen.....Pollicina

 

Pollicina

 

C'era una volta una donna che desiderava molto avere una bambina, ma non sapeva come ottenerla; così un giorno andò da una vecchia strega e le disse: "Desidero dal profondo del cuore avere una bambina, mi vuoi dire come posso fare per averla?" "Sì, posso aiutarti" disse la strega. "Questo è un granello d'orzo, ma non è di quelli che crescono nei campi del contadino e neppure di quelli che mangiano i polli; mettilo in un vaso e vedrai cosa succederà!" "Grazie molte" replicò la donna, e diede alla strega dodici centesimi; poi andò a casa, piantò il granello d'orzo e subito crebbe un bel fiore grande, sembrava un tulipano, ma i petali restavano chiusi come fosse ancora una gemma. "È proprio un bel fiore!" disse la donna, e baciò i petali rossi e gialli, ma mentre lei lo baciava, il fiore, con uno scoppio, si aprì. Era proprio un tulipano, ora lo si poteva vedere, ma in mezzo al fiore, sul pistillo verde, c'era una bambina piccolissima, delicata e graziosa; non era più grande di un mignolo e perciò venne chiamata Mignolina. Come culla ebbe un bel guscio di noce laccato, petali di viola azzurra erano il suo materasso e un petalo di rosa la coperta così dormiva di notte, ma di giorno giocava sul tavolo, dove la donna aveva messo un piatto pieno d'acqua con tutt'intorno una corona di fiori, coi gambi immersi nell'acqua. Lì galleggiava un grande tulipano e Mignolina vi navigava da un lato all'altro del piatto; per remare usava due peli di cavallo. Era così graziosa; sapeva anche cantare, e così bene non si era mai sentito prima.

Una notte, mentre dormiva nel suo lettino, entrò un brutto rospo femmina saltando dalla finestra, che aveva un vetro rotto. Il rospo era sporco, grande e bagnato e saltò proprio sul tavolo, dove Mignolina dormiva sotto il petalo di rosa rossa. ' Sarebbe un'ottima moglie per mio figlio ' pensò il rospo; prese il guscio di noce in cui Mignolina dormiva e saltò attraverso il vetro giù nel giardino. Passava di li un grande e ampio torrente, ma nel punto più largo era pieno di pantano e fango; proprio lì abitava il rospo con suo figlio. Uh! anche lui era sporco e brutto, assomigliava tutto a sua madre: "Koax, koax, brekke-ke-kex!" fu tutto quel che disse vedendo la graziosa bambina nel guscio di noce. "Non parlare così forte, altrimenti si sveglia!" disse la vecchia "e potrebbe anche andarsene da noi, dato che è leggera come una piuma di cigno! potremmo metterla nel torrente su una grande foglia di ninfea; per lei che è così leggera e piccola, sarà come un'isola! così non potrà andarsene via mentre noi prepariamo la sala sotto il fango dove dovrete andare ad abitare!" Nel torrente crescevano moltissime ninfee con le larghe foglie verdi che sembrava galleggiassero sull'acqua; la foglia più lontana di tutte era anche la più grande, e lì nuotò il vecchio rospo e depose il guscio della noce con Mignolina. La poverina si svegliò presto quella mattina e quando vide dove si trovava cominciò a piangere amaramente, perché c'era acqua da tutte le parti della grande foglia verde e lei non poteva raggiungere la terra. Il vecchio rospo era giù nel fango e stava decorando la sua stanza con giunco e boccioli gialli di ninfea: tutto doveva essere bello per la nuova nuora; poi nuotò col figlio fino alla foglia dove si trovava Mignolina, volevano prendere il suo bel lettino e metterlo nella stanza della sposa prima che vi giungesse lei stessa. Il vecchio rospo si inchinò profondamente nell'acqua davanti a lei e disse: "Ora vedrai mio figlio, che diventerà tuo marito, e abiterete felicemente nel fango!" "Koax, koax, brekke-ke-kex!" fu tutto quello che il figlio disse. Presero il bel lettino e nuotarono via, e Mignolina rimase da sola a piangere sulla foglia verde, perché non voleva abitare con il brutto rospo e neppure sposare il suo brutto figlio. I pesciolini che nuotavano nell'acqua lì vicino avevano visto il rospo e avevano sentito quel che egli aveva detto, quindi si affacciarono per vedere la bambina. Vedendola, la trovarono molto carina e li addolorò molto pensare che dovesse andare a vivere con il brutto rospo. No, non doveva accadere! Si riunirono intorno al gambo che teneva la foglia su cui la bimba si trovava, rosicchiarono il gambo, così la foglia galleggiò via lungo il torrente, via con Mignolina, lontano, dove il rospo non poteva arrivare.

Mignolina passò molti posti, e gli uccellini che erano nei cespugli, vedendola, cantavano: "Che graziosa fanciulla!". La foglia andava sempre più lontano, così Mignolina si trovò all'estero. Una farfallina bianca continuò a volare intorno a lei e infine si posò sulla foglia, perché Mignolina le piaceva tanto. La piccola era così felice perché il rospo non poteva più raggiungerla e perché tutto era bello intorno a lei: il sole brillava sull'acqua e la rendeva dorata. Allora si tolse la cintura e legò la farfallina alla foglia: in questo modo la foglia viaggiava molto più in fretta e così lei, dato che stava sulla foglia. Improvvisamente giunse ronzando un maggiolone che la vide e subito la afferrò con la zampa alla vita sottile e la portò in cima a un albero, la verde foglia intanto continuava a galleggiare lungo il torrente e la farfalla la seguiva, dato che era legata alla foglia e non poteva liberarsi. Dio mio, come si spaventò la povera Mignolina quando il maggiolone la portò volando sull'albero, ma era ancora più addolorata per la bella farfallina bianca che lei stessa aveva legato alla foglia; così non si sarebbe potuta liberare e sarebbe forse morta di fame. Ma di questo il maggiolone non si curava. Si posò con la fanciulla sulla più grande foglia verde dell'albero, le diede da mangiare il polline dei fiori e le disse che era così carina, anche se non assomigliava affatto a un maggiolino. Poi giunsero in visita tutti gli altri maggiolini che abitavano sull'albero; guardarono Mignolina e le giovani maggioline arricciarono le antenne e dissero: "Ha solo due gambe, che miseria", "Non ha neppure le antenne!", "È così magra in vita, assomiglia a un essere umano! Com'è brutta!". Così dissero tutte le maggioline, e dire che Mignolina era in realtà così graziosa! E questo lo pensava anche il maggiolone che l'aveva presa, ma quando tutti gli altri dissero che era brutta, alla fine lo credette anche lui. Non la volle più tenere con sé, poteva andare dove voleva. Volarono giù dall'albero e la posarono su una margherita; lei piangeva, perché era così brutta che i maggiolini non la volevano con loro, ma in realtà era la più bella che si potesse immaginare, delicata e luminosa come il più bel petalo di rosa.

Per tutta l'estate la povera Mignolina visse da sola nel bosco. Si fece un letto intrecciando fili d'erba e lo appese sotto una grande foglia di romice che la riparava dalla pioggia; si nutriva col polline dei fiori e beveva la rugiada che ogni mattina trovava sulle foglie; così passò l'estate e l'autunno, ma poi giunse l'inverno, il lungo freddo inverno. Tutti gli uccellini che avevano cantato soavemente per lei erano ormai volati via, gli alberi e i fiori appassivano, la grande foglia di romice sotto cui aveva abitato si arrotolò e divenne un gambo secco e appassito. Mignolina soffriva molto il freddo, i suoi vestiti erano stracciati e lei era così minuta e delicata che avrebbe potuto morirne. Cominciò a nevicare, e ogni fiocco di neve che cadeva su di lei era come una intera palata di neve gettata su uno di noi, perché noi siamo più grandi e lei era alta solo un pollice. Provò a avvolgersi in una foglia appassita, ma non riuscì a scaldarsi, tremava ugualmente per il freddo. Appena fuori dal bosco dove si trovava c'era un grande campo di grano, ma il grano era stato raccolto da tempo e ora dalla terra gelata spuntavano solo le stoppie secche e nude. Per lei tuttavia era come attraversare un bosco, e continuava a tremare di freddo. Infine giunse alla porta della casa della topa di campagna. Non era altro che un piccolo buco sotto le stoppie di grano. Lì abitava la topa, in un ambiente caldo, con una stanza piena di grano, una bella cucina e una sala da pranzo. La povera Mignolina si mise davanti alla porta come una mendicante e implorò un pezzo di grano d'orzo, dato che non aveva mangiato nulla da due giorni. "Poverina!" disse la topa, che in fondo era una brava e vecchia topa. "Entra nella mia calda stanzetta e mangia con me." Dato che Mignolina le piaceva, le disse: "Puoi restare qui con me per l'inverno, basta che mi faccia un pò di pulizie e che mi racconti delle storie, perché quelle mi piacciono molto" e Mignolina fece quello che la vecchia topa desiderava e si trovò molto bene. "Avremo presto visite" disse la topa. "Il mio vicino viene a trovarmi ogni settimana. Sta molto meglio di me, ha grandi stanze e indossa una splendida pelliccia nera di velluto. Se tu riuscissi a sposarlo, non avresti più di che preoccuparti; ma purtroppo è completamente cieco. Devi raccontargli tutte le più belle storie che sai." Mignolina di questo non si curava, non voleva affatto sposare il vicino, che era una talpa. Venne in visita nella sua nera pelliccia di velluto, era molto ricco e molto colto, diceva la topa, e il suo appartamento era venti volte più grande di quello della topa, ma non poteva sopportare né il sole né i bei fiori; ne parlava molto male, perché non li aveva mai visti. Mignolina dovette cantare e così cantò sia Vola maggiolino, vola! che Il monaco va nei prati; la talpa si innamorò di lei a causa della bella voce, ma non disse nulla, perché era un uomo posato.

Aveva appena scavato un lungo passaggio nella terra che collegava la sua casa con la loro, e diede alla topa e a Mignolina il permesso dl passeggiarvi quando volevano. Però disse anche di non aver paura dell'uccello morto che si trovava in quel passaggio, era un uccello intero, con le ali e il becco, ed era certamente morto da poco tempo - quando l'inverno era cominciato - e era stato sepolto proprio dove lui aveva fatto il passaggio. La talpa prese un pezzo di legno marcio con la bocca, perché nel buio si illumina, e s'avviò, illuminando alle altre due il lungo e buio passaggio; quando giunsero dove giaceva l'uccello morto, la talpa alzò il largo naso verso il soffitto e spinse la terra, così si formò un grande buco e la luce poté passarvi attraverso. Sul pavimento c'era una rondine morta, con le belle ali strette lungo i fianchi, le zampe e la testa infilate sotto le piume: la poverina era certo morta dal freddo. Mignolina ne era molto dispiaciuta, perché amava gli uccellini che per tutta l'estate avevano cantato e cinguettato per lei, ma la talpa la spinse con le sue corte zampe e disse: "Ora non canta più! Dev'essere triste essere nato uccello! Dio sia lodato, nessuno del miei figli diventerà tale; un uccello non ha altro che il suo cinguettare, e d'inverno muore di fame!" "È proprio così, come lei dice da quell'uomo assennato che è" aggiunse la topa. "Che cosa ha in cambio dei suoi gorgheggi un uccello, quando viene l'inverno? Deve soffrire la fame e il freddo; ma tant'è, quando si hanno di queste idee grandiose...!" Mignolina non disse nulla, ma quando gli altri si allontanarono dall'uccello, vi si chinò sopra, allontanò le piume che coprivano il capo e baciò i suoi occhi chiusi. ' Forse era proprio lei a cantare così bene questa estate per me! ' pensò ' quanta gioia mi ha procurato questo caro e grazioso uccello! ' La talpa richiuse il foro da cui penetrava la luce e accompagnò le signore a casa. Ma quella notte Mignolina non riuscì a dormire; allora si alzò, intrecciò con del fieno un grande e bel tappeto e vi avvolse l'uccello; poi vi mise attorno del soffice cotone, affinché avesse un pò di calore pur trovandosi nella fredda terra. "Addio, bella e piccola rondine!" disse. "Addio e grazie per le tue deliziose canzoni di quest'estate, quando tutti gli alberi erano verdi e il sole ci scaldava così piacevolmente." Poi posò la sua testolina sul petto della rondine, e si spaventò terribilmente, perché era come se qualcosa battesse lì dentro. Era il cuore della rondine, che non era morta, ma solo in letargo: ora era stata scaldata e era tornata in vita.

In autunno tutte le rondini volano via per raggiungere paesi più caldi; e se una si attarda, si raggela tanto che cade come morta e resta immobile finché la neve non la copre tutta. Mignolina tremava per lo spavento, perché la rondine era grande paragonata a lei che era alta solo un pollice; ma si fece coraggio e avvicinò ancora di più il cotone alla poverina, poi andò a prendere una foglia di menta che le serviva da cuscino e gliela mise sotto la testa. La notte successiva tornò ancora da lei, e la trovò viva, ma così debole che riuscì a malapena a aprire gli occhi per un attimo e a vedere Mignolina che aveva un legno marcio in mano, perché era l'unica luce che aveva. "Grazie mille, graziosa bambina!" le disse la rondine malata "adesso mi sono scaldata ben bene. Presto riavrò le forze e potrò di nuovo volare fuori al sole." "Oh!" esclamò la fanciulla "è così freddo fuori, nevica e è tutto gelato! Se resti nel tuo lettuccio ben caldo, ti curerò io." Le portò dell'acqua in un petalo di fiore e la rondine la bevve e raccontò che si era ferita un'ala con un cespuglio spinoso e che per questo non poteva volare veloce come le altre rondini, in viaggio verso i paesi caldi. Alla fine era caduta a terra; di più non ricordava e non sapeva spiegarsi come mai si trovava lì. Per tutto l'inverno restò nella galleria e Mignolina fu molto buona con lei e le si affezionò; né la talpa né la topa ne vennero a sapere nulla, perché la povera rondine non le interessava. Non appena giunse la primavera e il sole scaldò la terra, la rondine dovette salutare Mignolina e aprì il buco che la talpa aveva fatto. Il sole penetrava nella galleria e la rondine chiese alla fanciulla se non voleva partire con lei; poteva sedersi sulla sua schiena, e avrebbero volato nel bosco. Ma Mignolina sapeva che se se ne fosse andata, avrebbe addolorato la vecchia topa. "No, non posso" rispose. "Addio, addio, graziosa fanciulla!" disse la rondine e volò in alto verso il sole. Mignolina la seguì con lo sguardo e gli occhi le si inumidirono, perché voleva molto bene alla rondine. "Qvit! qvit!" cantava la rondine e volò nel verde bosco. Mignolina era molto addolorata. Non poteva neppure uscire al sole; il grano, che era stato seminato nel campo sopra la casa della topa, crebbe così alto che era come un fitto bosco per la povera fanciulla, alta solo un pollice. "Quest'estate ti devi cucire la dote!" le disse la topa, perché ormai il loro vicino, la noiosa talpa nella pelliccia di velluto nero, si era dichiarato nei confronti di Mignolina. "Devi avere sia la lana che il cotone; avrai biancheria da tavola e da letto, quando sarai la moglie della talpa." Mignolina doveva filare e la topa prese a cottimo quattro ragni per tessere giorno e notte. Ogni sera la talpa veniva in visita e diceva sempre che alla fine dell'estate il sole non sarebbe stato così forte: ora aveva bruciato tutta la terra; sì, quando l'estate fosse finita, si sarebbe festeggiato il matrimonio con Mignolina; ma lei non era affatto contenta, perché non le importava nulla della noiosa talpa. Ogni mattina all'alba e ogni sera al tramonto sgusciava fuori casa e quando il vento muoveva le cime del grano, così da poter vedere il cielo blu, pensava a quant'era bello là fuori, e desiderava tanto poter rivedere la cara rondine, ma quella non giunse mai, era certo volata via verso i bei boschi verdi. Venne l'autunno e Mignolina aveva la dote pronta. "Tra quattro settimane ti sposi!" le disse la topa. Ma Mignolina pianse e rispose che non voleva sposare la noiosa talpa. "Quante storie!" disse la topa "non intestardirti, altrimenti ti do un morso con i miei denti bianchi! È proprio un brav'uomo quello che sposi; neppure la regina ha una pelliccia come la sua. E ha sia la cucina che la cantina piene: dovresti invece ringraziare il Signore."

E venne il giorno delle nozze. La talpa era già giunta per prendere Mignolina, che avrebbe dovuto abitare con lui nella profondità della terra, e non avrebbe mai più potuto uscire al sole, che le piaceva tanto. La poverina era così triste, avrebbe dovuto dire addio al bel sole; almeno, stando dalla topa aveva il permesso di vederlo dalla porta. "Addio, bel sole!" disse, e allungò le braccine in alto, e così facendo uscì un pò dalla casa della topa; ormai il grano era stato tagliato e c'erano solo stoppie secche. "Addio, addio!" gridò e buttò le sue braccine intorno a un fiorellino rosso. "Saluta la rondinella da parte mia, quando la vedi." "Qvit, qvit!" si sentì in quel momento sopra di lei; Mignolina guardò in alto e vide la rondinella che passava proprio di lì. Non appena la vide, la rondine si rallegrò; Mignolina le raccontò che non voleva sposare la brutta talpa e andare a abitare sotto terra, rinunciando per sempre a vedere il sole. E mentre parlava non tratteneva le lacrime. "Adesso giunge il freddo inverno" le disse la rondinella. "Io volo lontano, verso i paesi caldi; vuoi venire con me? Puoi sederti sulla mia schiena. Puoi legarti con la cintura e così voliamo via dalla brutta talpa e dalla buia casa, lontano, oltre i monti, fino ai paesi caldi, dove il sole splende ancora più bello e dove è sempre estate e ci sono i fiori. Vola via con me, Mignolina, tu che hai salvato la mia vita quando giacevo congelata nella buia terra." Sì, voglio venire con te!" rispose Mignolina, e si mise sulla schiena, posò i piedi sulle ali spiegate, fissò la cintura a una delle penne più robuste, e così la rondine si sollevò nell'aria, oltre il bosco e il mare, oltre le montagne sempre innevate; Mignolina sentiva freddo in quell'aria gelata, allora si infilò sotto le calde piume dell'uccello e tenne fuori solo la testolina per vedere tutte le meraviglie sotto di lei. Così giunsero nei paesi caldi. Il sole splendeva ancora più luminoso che da noi, il cielo era più alto, sugli argini e sulle siepi cresceva l'uva più stupenda, verde e nera. Nei boschi pendevano dagli alberi limoni e arance, c'era profumo di mirto e di menta, e sulle strade di campagna i più graziosi bambini giocavano con grandi e variopinte farfalle. Ma la rondine volò oltre e tutto divenne ancora più bello. Sotto bellissimi alberi verdi, vicino al mare blu, c'era uno splendido castello di marmo bianco, dei tempi passati, e tralci di vite si avvolgevano ai pilastri; in cima c'erano molti nidi di rondine e in uno di questi abitava la rondine che portava Mignolina. "Questa è la mia casa!" disse la rondine "ma se tu vuoi scegliere uno dei bei fiori, che crescono laggiù, io ti poserò lì e non potrai desiderare di meglio." "Che meraviglia" esclamò la fanciulla, battendo le manine. C'era un grande pilastro di marmo caduto che s'era spezzato in tre pezzi, ma tra questi crescevano bellissimi fiori bianchi. La rondine volò laggiù con Mignolina e la posò su uno di quei larghi petali. Che sorpresa fu tropollicinavarvi dentro un omino candido e trasparente come fosse stato di vetro; portava sul capo una bella corona d'oro e aveva bellissime ali lucenti sulle spalle; e non era più alto di Mignolina. Era lo spirito del fiore. In ogni fiore abitava un omino o una donnina come lui, ma lui era re di tutti gli altri. "Dio mio, com'è bello" sussurrò Mignolina alla rondine. Il principino si spaventò molto a causa della rondine, che era proprio gigantesca rispetto a lui così piccolo e delicato, ma quando vide Mignolina si rallegrò, perché era la fanciulla più bella che avesse mai visto. Prese la sua corona d'oro e gliela mise sul capo, le chiese come si chiamava e se voleva diventare sua sposa, così sarebbe diventata regina di tutti i fiori! Certo era un marito ben diverso dal figlio del rospo e dalla talpa con la pelliccia di velluto nero. Lei disse di sì al bel principino, e subito uscirono da ogni fiore tanti omini e tante donnine, così graziosi che era un piacere vederli. Ognuno aveva un dono per Mignolina, ma il più bello fu un paio di graziose ali di una mosca bianca; vennero fissate alla schiena di Mignolina, così anche lei poteva volare da un fiore all'altr o. Che gioia! e la rondinella tornò al suo nido e cantò per loro meglio che poté, ma in fondo al cuore era triste, perché voleva molto bene a Mignolina e non avrebbe voluto separarsi da lei. "Non ti chiamerai più Mignolina!" le disse lo spirito del fiore "è un brutto nome e tu sei invece così bella. Ti chiameremo Maja!" "Addio! Addio!" esclamò la rondinella e volò via di nuovo dai caldi paesi per andare lontano fino in Danimarca; lì aveva un piccolo nido sopra una finestra, dove vive colui che sa raccontare tante storie, e "Qvit, qvit" si mise a cantare per lui. È così che conosciamo tutta la storia.

11/7/2008

oggi Roma...big journey :) ...i have an asshole

 

Silvia, accarezzandomi energicamente i capelli e con sguardo da drogata rivolto ai mdesimi esclama stridula: "BELLI PISELLI MIAAAAAA!!!!"

e Io sobriamente gli dico : "dato che abbraccio l'astrattismo, stavolta Sì! te lo concedo"

..a silvia, semo proprio Noi...pooorco due, che coppia unique! sei mia, mea e solo mea!

 

 

ah aaaaah! e poi......

università arrivOoOooooOoOooOOOO